Guappo

Studi 2012. Un nuovo scopo

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Cosa in un’opera d’arte suscita in me una meraviglia tale da ridurmi al silenzio? Cosa non può essere descritto a parole, comunicato, trasmesso, se non con la gioia degli occhi? Non la semplice emozione contenuta nell’opera. Non la bellezza oggettiva della realtà che in essa è ritratta. E neppure la perfezione di forme che dalla realtà si astraggono programmaticamente. Il silenzio di cui parlo è un silenzio vibrante, è la quiete della propria identità che cessa di riversarsi sull’opera per giudicarla o anche solo per cercare di spiegarla. È un silenzio in cui non ci si riconosce, ma con cui si riconquista un piano di sé dimenticato. È il silenzio di fronte alla scoperta che nell’opera è possibile esprimere l’oggettività del mondo su un piano di coscienza ulteriore. Ciò può voler dire intervenire pesantemente sul soggetto, sui suoi colori e sulle sue proporzioni, nel tentativo di restituirgli una nuova forma, mai irriconoscibile rispetto a quella di partenza, ma semmai libera da nessi logici ed emotivi che ingabbiano il senso profondo e occulto delle cose. Non mi interessa la capacità insita nella fotografia di mostrare il tempo fermo. Mi interessa invece stressare la sua oggettività strutturale per capire se è possibile ritrarre il mondo e contemporaneamente perdere tutti i legami con esso. Mi interessa trovare il modo di ingannare l’osservatore e farlo entrare senza che se ne accorga nel territorio dell’inconcepibile, del sogno lucido, liberarlo dall’angosciante onnipresenza della realtà così-com’è. Mi interessa trovare una via perché ciò accada senza che tutto crolli sotto le macerie di un giochino linguistico o di un’astrazione matematica. Scoprire quali siano i nessi da infrangere, gli elementi da non considerare più, quali invece siano i significati più profondi da conservare, come si esprimano al meglio, con quali colori e con quali contrasti, ha impegnato significativamente la mia ricerca nell’ultimo anno e mezzo. L’evidente cambiamento di rotta che ha portato da Toros de Lidia del 2009 agli Studi 2012 è il risultato imprescindibile di queste scoperte. Da un certo momento in poi l’idea di fotografia di strada com’ero abituata a concepirla si frantumata e da lì è nata l’esigenza di una nuova strada per affrontare la ricerca di una tecnica nuova, un metodo che mi consentisse di trovare l’anima nascosta di un’immagine per strapparla a quell’oggettività che negli anni mi ha così tanto esasperato.

Queste sono, a dire il vero, le battute iniziali della ricerca. Da queste prime opere raccolte sotto il nome di Studi 2012 parte ufficialmente un’indagine, con tutte le sue contraddizioni e le sue paure.

G.L.

 

From Toros de Lidia to Studi 2012. A new goal.

 

What in a work of art arouses in me such a wonder as to reduce me to silence? What can not be described in words, communicated, transmitted, except with the joy of the eyes? Not just the emotion contained in the work. Not the objective beauty of the portion of reality that it is portrayed. Nor the perfection of forms abstracted from reality itself. The silence I’m talking about is a vibrant silence, is the rest of one’s identity that stops invading the work to judge or even just to try to explain it. It is a silence in which we do not recognize, in which we conquest forgotten parts of ourselves instead. It is the silence that comes from the discovery that, in a work of art, expressing the objectivity of the world on a plane of consciousness further is possible. This may mean to intervene heavily in the subject, its colors and its proportions, in an attempt to restore a new form, never unrecognizable from the original one, but rather free from logical and emotional connections that encage the deep and secret meaning of things. I do not care the capabilities inherent in the photography to show the time still. I am interested instead in stressing its structural objectivity to see if I can portray the world and, at the same time, lose all ties with it. I am interested in finding a way to trick the viewer and make him move till the territory of the inconceivable, of lucid dreaming, and free him from the anguishing omnipresence of reality as-it-is. I am interested in finding a way to make that happen without being helped by logical tricks or geometrical abstractions. During the last year my research was strongly engaged in finding out what are the links to be broken, the elements to be no longer considered, and on the contrary which ones are the deeper meanings to be preserved and best expressed. The evident change of course that led from Toros de Lidia, my first work, to the Studi 2012 is the essential result of these findings. From a certain point in time the idea of street photography as I was used to contemplate was shattered by the need for a new technique, a new method that would allow me to find the “hidden soul of an image” and snatch it from the objectivity that, throughout the years, has exasperated me so much.

Actually now I’m at the opening lines of this research. From the early works collected under the name of Studi 2012 a new investigation officially starts, with all its contradictions and fears.

G.L.
(Copertina: Giusi Lorelli, Guappo)